Povertà e miseria, una differenza che muove la Carità. Incontro con Davide Rondoni
Miseria e povertà. Due parole che spesso crediamo sinonimi, ma che hanno significato diverso. Parte da qui l’incontro organizzato dalla Caritas diocesana di Imola il 14 novembre prossimo, ospite lo scrittore e poeta Davide Rondoni. Un appuntamento che «nasce dal desiderio di affrontare con più lucidità queste due parole - spiega il direttore Giampiero Gelindi -. Il tema è tutt’altro che teorico, perché si colloca tra due appuntamenti significativi: la Colletta Alimentare e la Giornata mondiale dei poveri».
Il titolo dell’incontro che si terrà a partire dalle 20 al seminario diocesano di Montericco, è evocativo ed esplicativo: La differenza tra povertà e miseria muove la carità. «L’obiettivo è aiutare a riconoscere questa distinzione, per lasciare che sia proprio questa consapevolezza a generare percorsi concreti di carità - prosegue Gelindi -. La miseria rimanda subito alla mancanza di mezzi economici, alla persona in difficoltà che istintivamente identifichiamo con chi non ha denaro. Ma la povertà, in un senso più profondo, è una fragilità che riguarda tutti, una condizione umana che attraversa ogni persona, credente e non».
Data la trasversalità del tema e il pregio dell’ospite, abbiamo coinvolto nel lavoro preparatorio diverse realtà della diocesi: scout, Comunione e Liberazione, Azione Cattolica, l’Ufficio catechistico, operatori delle Caritas diocesana parrocchiali, «per arrivare a un'idea comune di accoglienza: imparare a guardare la persona prima del bisogno materiale, riconoscere le sue fragilità e accoglierla».
Per questo l’incontro è aperto alla cittadinanza, in particolar modo ai giovani: «Nelle esortazioni di papa Francesco e papa Leone XIV non si parla solo di Caritas, ma soprattutto di comunità - rimarca il nostro direttore Gelindi -. Non è la Caritas che deve occuparsi dei poveri al posto di tutti, ma è la comunità cristiana e civile che è chiamata a farsi carico delle fragilità. Educare insieme questo sguardo significa imparare ad accogliere l’altro e così poter incontrare anche le sue fragilità non dette».
